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venerdì 8 gennaio 2016

D'amore si soffre e non si scappa

Ero lì seduta. Seduta davanti al pc, cuffie in testa e cercavo di capire per l'ennesima volta che stava accadendo. Avevamo litigato di nuovo, non ci sentivamo da giorni e io dovevo davvero chiudere. Non c'era altro modo per continuare, ci facevamo soltanto tanto male. Lui non era cambiato e per giustificare i suoi errori accusava me di cose inesistenti. E allora basta. Soffro? certo che soffro, sarebbe bello se quello che ti passa per la testa venisse compreso dal cuore subito. Come se la parte razionale di noi avesse il sopravvento. Non funziona così, si soffre, si sta male...si mangia...si apre il frigorifero anche soltanto per prendere qualcosa che per un attimo ti dia quel senso di pienezza che non senti. Ti senti vuota dentro quando soffri per amore. Ma l'amore non dovrebbe fare soffrire, non dovrebbe far male. Così racconta la letteratura romantica e ma non funziona manco questo. Stasera sto qui, davanti al pc e scrivo. Penso a te, penso a noi, penso agli anni persi e a quello che volevamo e non avremo. Penso a quello che ho perso e non tornerà, a chi mi è passato accanto ed ho ignorato. Penso e pensare fa male. Tu magari invece sei già in qualche bar alla moda con il tuo amico di scorribande. Non ti auguro di conquistare l'ennesima donna e vivere felice..se esiste una giustizia una donna dovrà fare a te quello che hai fatto a me in tutti questi anni in cui mi sono illusa che il sogno di un amore potesse salvare entrambi.

giovedì 7 maggio 2015

La comitiva di commercialisti e la voglia di festa

Dopo una giornata di lavoro decidi di andare a fare due chiacchiere al tuo bar, quello che ormai è diventato la tua seconda casa e ti imbatti in una comitiva di commercialisti in vena di far festa. Tu stai per prenderti un caffè ed invece il caffè lo devi posare. "Brinda" ti dice un ragazzo che conosci da una vita, e ti piazza un flûte in mano, "chiama le tue amiche, stasera si festeggia". E dopo qualche minuto sei lì a festeggiare con loro il brillante risultato conseguito da un loro amico, e bevi, uno, due, tre bicchieri di "Veuve Clicquot". Parli, ti racconti, ti chiedono che fai e poi ti accorgi di come una serata che sembrava banale si trasforma in una mezza festa, loro si mettono a ballare, fanno battute rubate a "Made in Sud" "Assassina! Esigente! Ti piacciono i superpoteri!!!" ecco materializzarsi i tormentoni di #Pigroman.... uno di loro si sofferma sul colore rosso del mio rossetto, mi chiede se è "indelebile"... ma non ci bado troppo, io agli uomini bado sempre poco....mentre si scherza sugli impegni lavorativi che hanno l'indomani e che dovranno affrontare dopo aver "bevuto".... sentiamo una vocina dire: "Mi sono bagnata", è la più giovane della comitiva, e gli altri le fanno eco ridacchiando sul come e sul quando....da lì altre battute e io penso che forse ci scriverò un racconto su "Passioni Vesuviane" e loro...."no non farlo, che vergogna". E perchè vergogna? Del resto abbiamo soltanto scherzato e ci è uscito un invito per una prossima festa, vera però con tanto di karaoke. "Porta chi vuoi", mi dice il mio amico andando via ed io penso che ci andrò, conoscere gente nuova fa sempre bene. E mi allontano sorridente pronta a tornare a casa, quando dietro l'angolo lo incontro:sta lì fermo ed io gli passo accanto indifferente. Che bella cosa l'indifferenza, ma vale soltanto se l'altro se ne accorge. Se ne sarà accorto? Intanto per la prima volta vederlo non mi ha fatto venire voglia di fermarmi, di salutarlo, di sorridergli. Bene, brava ragazza continua così.

lunedì 15 dicembre 2014

Donne sposate e pettegolezzi

Accade da un po'. Capita che spesso donne sposate siano al centro di turbinosi pettegolezzi che le vedono, secondo le chiacchiere, accompagnarsi ora a giovani sbarbatelli, ora a uomini in cerca di avventure, qualche volta sposati, ma che per nulla al mondo lascerebbero le proprie mogli. Ho sempre dato poco peso ai pettegolezzi, sono più propensa a dare credito a ciò che ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie. Ma ultimamente, chissà perchè, mi sono trovata mio malgrado al centro di "inciuci" alcuni dei quali anche fastidiosi. Nè abbiamo parlato con le altre ragazze davanti ad una tazza di caffè o al loro amato cappuccino, sempre nel nostro ritrovo del cuore. Serate tranquille a parlare dei fatti nostri fin quando non arrivava qualcuno dall'esterno a portarci qualche nuova di cui poco o niente ci importa. "Saranno pure fatti loro", rispondo io, per Susan invece "Ognuno facesse ciò che vuole, giudicare non ci interessa" serafica la maresciallina "Inutile, chi ti è più vicino è quello che ti farà più male, attenzione". Ecco il giudizio. Del resto a noi che importa se Tizio va a letto con Caio, o se c'è quella tale "Milf" che non se ne fa scappare uno? Nulla proprio nulla, abbiamo ben altre questioni cui pensare. Ma Somma anche se è una cittadina resta pur sempre paesanotta nella mentalità. Ed è così che anche se non fiati diventi protagonista di pettegolezzi detti o riportati. Ieri ero in piazza con gli amici, una fredda serata prenatalizia, ero anche di buon umore...ancora non sapevo che il Napoli si sarebbe fatto stracciare da un assurdo Milan e soprattutto non immaginavo che una signora "bene" della nostra città si sarebbe messa di lì a poco a far piazzate. Tant'è. Mi ero avvicinata ad un gruppo di amici quando sento la signora in questione, normalmente pacata anche se fin da ragazzina nota per il suo carattere alquanto sprucido, che diceva "Ho fatto tardi sapete ho avuto da fare con i miei amanti, mio marito non c'era e ho potuto far tardi". Lì per lì non capivo il significato di certe frasi nè tantomeno cosa volesse dire. Poi ho colto una certa ironia ed ho capito che il messaggio era diretto a me. "Ecco è arrivata....(rivolta a me) Sapete c'è chi minaccia di divulgare di miei relazioni con diversi amanti". Sinceramente sono caduta dalle nuvole. Chi io? Io minaccio? Ho ricordato alla signora che non minaccio mai, se posso agisco altrimenti silenzio assoluto. La minaccia non serve. Ma poi io? Custodisco una marea di segreti e mai e poi mai mi sono sognata di rivelarli, neppure quando mi avrebbe fatto comodo. Per evitare di scendere ai suoi livelli e fare anch'io una piazzata le ho soltanto ricordato che proprio qualche giorno fa, a proposito del mio lavoro una donna mi aveva chiesto di evitare di citare le sue vicende di famiglia alquanto delicate, e io le avevo risposto che se avessi voluto scrivere della sua famiglia avrei avuto tante occasioni e mai lo avevo fatto perchè so cosa vuol dire famiglia. Mi si è accesa, però, una lampadina. Forse i due episodi erano collegati...un noto pettegolezzo di paese collega le due coppie. Ma a chi mi ha chiesto conferme su questo fatto ho sempre detto che personalmente non mi interessa e che se anche fosse mai lo avrei divulgato...saranno pure fatti loro. Ecco la mia buona fede, la mia educazione, il mio rispetto non è stato considerato. La signora "bene" ha voluto credere a qualcuno che ha deciso, non si sa per quale motivo, riferirle che io minaccio la serenità della sua famiglia. E pensare che i primi che avevano morbosamente chiesto di quel pettegolezzo...di telefonate....intercettazioni...erano stati proprio gli amici più stretti della signora "bene". Se fossi in lei prima di far piazzate mi guarderei bene dalla gente che frequento e chiamo amiche. Dal canto mio resto del mio parere: gli inciuci meglio evitarli...saranno pure fatti loro.

martedì 11 novembre 2014

La telefonata

Una telefonata e poi una domanda secca: "Ma ti sei fidanzata?". Non riuscivo a capire da cosa dipendesse quella richiesta. E perchè mai avrei dovuto fidanzarmi? Se da settimane...forse mesi, andavo dicendo in giro che non avevo alcuna intenzione di innamorarmi più. "Ma come", aveva risposto lui dall'altro capo del telefono, "è una ragazzo di San Giuseppe Vesuviano". "Si vabbeh, nulla di più folle". Insomma quella telefonata era assurda, però mi aveva aperto la mente. Che intenzioni avevo e perchè non mi volevo innamorare? "Fai come me", mi aveva detto il mio amico, "Io mi innamoro per un quarto d'ora. Io mi innamoro facilmente e così facilmente mi disinnamoro, ma amo sempre le donne con cui sto". Teneva ragione, a modo suo teneva proprio ragione. Almeno non era un fatto fisico il suo, solo ed esclusivamente fisico. Amava, seppur per il massimo di un mese amava. "E tu che vuoi fare? Vuoi restare zitella?". No, non voglio restare "zitella", ma forse sono proprio inadeguata per i tempi che stiamo vivendo. Se gli uomini della mia età, o quelli più grandi, hanno a disposizione ragazzine che ci vanno a letto dopo una sera e il giorno dopo gli dicono "E' stato bello, ma non ti illudere è stata solo una notte". Io che sono "all'antica" e a certe cose do' ancora un certo valore. Ne parlavamo l'altro pomeriggio all'"Angolo del Dolce" con me c'erano la "maresciallina" e Susan e avevamo convenuto di aver vissuto l'amore in modo totalizzante, e che oggi le storie che ci venivano prospettate erano da una "botta e via". Fugaci incontri e a che servivano? Non è quello che cerchiamo, e non per un fatto morale, sia chiaro, una bella "scopata" è sempre appagante, ma poi? Non ci dovrebbe essere un poi? Personalmente mi sento scalzare di continuo dalle ragazze che vanno dai 20 ai 30 anni. Troppo sveglie. Loro sono cresciute senza le "Pippe mentali" che i nostri genitori hanno imposto a noi. Loro vivono con leggerezza, scelgono e non aspettano di essere scelte. Insomma, una telefonata scherzosa era diventata una riflessione pomeridiana. Ma forse la pioggia e il buio avevano contribuito ad aumentare la malinconia. Era meglio lasciar stare e scendere a prendere un po' d'aria. Eccolo il cellulare, un messaggio via WhatsApp. "Ci prendiamo un caffè?" avevo scritto a Susan. "Si dammi 20 minuti e ci vediamo da Lina". Ok un caffè e l'amore poteva aspettare.

sabato 18 ottobre 2014

La chiesa del Carmine

...a Somma vesuviana, c'e una Chiesa, relativamente grande che ha significato per me tantissimo: la Chiesa di San Michele Arcangelo, nella piazzetta del Carmine, per la qual cosa noi Sommesi la chiamavamo e la chiamiamo ancora oggi la Chiesa del Carmine. Sono nato e cresciuto nei paraggi in una stradina che si trova tra la via Santa Croce e la Via Annunziata. Da bambino e poi da giovanetto giocavamo in certi posti che prima erano terre coltivate, sino agli anni sessanta, poi sono diventati tutti edificati e la morfologia della zona e' cambiata radicalmente.Il mio battesimo lo ebbi proprio in questa Chiesa, li dove piu' tardi coronai nel matrimonio un sogno d'amore. Poi la vita, il lavoro mi ha portato fuori dalla mia amata Somma in un' altra regione, ma nelle notti insonni pensavo spesso alle mie origini e a quella Chiesa. Conobbi la donna che divenne mia moglie in una serata del periodo pasquale degli anni 70, nella Comunita' di giovani che avevano creato un coro ed io allora ne facevo parte in qualita' di musicista, il Sacerdote di allora un omone grande e sempre col sorriso sulle labbra, ci concedeva ampi spazi e vivevamo la nostra vita semplice, ma ricca di valori. Poi un male improvviso lo porto' via e qualcosa cambio' anche per noi. A volte il destino riserva strane sorprese agli uomini.Dopo anni di lontananza da Somma, ci ritornai, e pure abitando in una casa di proprieta' della mia famiglia, non lontano dal Carmine, non sentivo piu' mio quell'ambiente. Quindi pure Cattolico impegnato, sentivo Messa in altre parrocchie, pur restando a Somma. Ma il destino riserva strani momenti a noi esseri umani, e ci costringe a lasciare il nostro modo di essere e di vivere. Oggi pur vivendo nel mio paese di origine,ed essendoci tornato da vari lustri, mi sono accorto che da piu' di venticinque anni non varco l'entrata di quella Chiesa, che tanto come luogo sacro ha rappresentato per me.Ci passo spesso per quella piazzetta, ma un pensiero latente e continuo mi impedisce di entrarci, strana cosa che nemmeno io so' spiegare.Forse il mio inconscio rifiuta l'idea di ricordi che potrebbe suscitare in me quel luogo sacro. Forse la paura e la delusione di non vedere piu' quei giovani del mio tempo, oggi uomini fatti, e ahime tanti di loro chiamati prematuramente alla casa del Padre.Ma ho lasciato li' il mio cuore, la mia gioventu', i miei sogni, le mie giornate piu' belle, sorrisi di persone che non ho piu' rivisto, forse me stesso cosi' cambiato dal tempo.Come in un film a volte rivivo quei momenti e ancora una volta vorrei inginocchiarmi in quei banchi e sentire il profumo dell'incenso che brucia per osannare nostro Signore e quel silenzio che non ha prezzo,che tanto parlava alla mia anima e al mio cuore. Orso Vesuviano

giovedì 16 ottobre 2014

La mia ossessione

Era stata la mia ossessione per anni. Avevo amato lui come nessuno, lo avevo messo prima di me, dei miei desideri, delle mie ambizioni ed ero stata ripagata sempre, o quasi sempre, col dolore, col menefreghismo, con l'egoismo. Lui amava se stesso e nessun altro. Forse si, in qualche piccola parte del cuore aveva amato anche me altrimenti non si spiegava quell'andare e venire. Quello sparire e poi tornare in ginocchio chiedendo perdono. Lui era per me il "Big" di Carrie di "Sex & city". La nostra storia era cominciata e finita decine di volte che neanche gli amici ci credevano più. C'erano stati anni belli dove avevamo sognato una vita insieme, una famiglia. Sapevamo persino il nome dei nostri figli, ma era finito tutto presto. Aveva mandato in frantumi il mio cuore e poi aveva cercato di rimetterlo insieme, ma i cocci di una cosa rotta non si ricompongono mai perfettamente. Avevo provato a vedere se il mio amore sarebbe bastato per entrambi, ci avevo provato disperatamente. Mi sentivo come un marinaio che affronta la tempesta perfetta in mezzo all'Oceano. Alla fine da quella tempesta sono uscita ferita, ma non morta. Porto le cicatrici di quegli anni e forse le porterò per sempre. Difficile per me credere che un uomo possa amare davvero, difficile per me credere che quando sento che mi sta mentendo non lo sta facendo davvero. Non mi fido degli uomini: sono tutti uguali. Per loro una conquista femminile conta più dell'amore di una donna che ama soltanto loro. Ed era stato quell'ennesimo sgarbo a farmi capire che dovevo chiudere. Che dovevo sbattergli la porta in faccia una volta per tutte. Avevo forzato le sue password, lo so non si fa, ma quando hai un dubbio e quel dubbio ti divora e sai che la verità potrebbe salvarti e allora che tu fai anche cose che ritieni illecite. Avevo aperto Facebook, le sue email e nonostante avesse cancellato le conversazioni o parte di esse, tra notifiche e vecchi messaggi era tutto lì davanti ai miei occhi. Inutile raccontare cosa ho trovato, ma ero tutto lì nero su bianco. L'affronto maggiore me l'ero evitato, l'avevo beccato mentre stava combinando l'appuntamento con una ventenne dai modi e dagli atteggiamenti completamente opposti ai miei. L'avevo definita un "sassolino di campagna scovata in una masseria". Che banale che era stato. Lo stesso giorno che a me inviava cuori e messaggi e prometteva che sarebbe venuto a riprendermi per portarmi in "una casa dove vivere per sempre insieme" passava dove vivo "soltanto per vederti", scriveva a lei di ipotetici sentimenti che stava cominciando a sentire. Ho pianto, ho strillato, mi sono seduta a terra, ho chiamato una cara amica che mi ha sentito piangere e chiedermi quanto "fossi stupida". Ma poi ho smesso, d'improvviso, mi sono pulita il viso, mi sono alzata in piedi. E in quel momento il grande amore che avevo provato non c'era più. Si era spento un interruttore. Lo so sembra strano, ma a me capita sempre così. Quando smetto di amare sento proprio un "clic" quello di quando spegnevi le luci nelle vecchie case. Adesso poteva andare da lei, vivere quella storia "vrenzola" con una che veste in modo pacchiano, che sbaglia a scrivere in italiano, che non si fa mancare le sceneggiate in mezzo alla strada, insomma una donna degna di lui. Io avevo un futuro davanti, ero una donna libera e stavolta lo sarei stata sul serio. Non mi sarei più fermata.

Il bastone e la carota

Stava usando un metodo noto soprattutto alle donne: quello del bastone e della carota. Inconsueto per gli uomini, più abituati ad essere diretti e rapidi. E invece lui ricorreva una volta alle buone e l'altra alle cattive maniere. Forse pensava che così, alternando attenzione e oblio, avrebbe vinto la mia cocciutaggine. Stava sbagliando e presto glielo avrei fatto capire. Era una sfida ormai era chiaro, e lui non avrebbe vinto. Del resto quello che volevo lo avevo già ottenuto. Mi aveva detto: "Non mi piaci", in un modo così brusco che mi aveva ferito, ma poi se l'era dovuto rimangiare. Una sera nella sua auto mi aveva preso le mani e mi aveva sussurrato "Lo senti che mi piaci", ed era evidente, dagli occhi, dai sorrisi, dagli atteggiamenti. Per settimane la sua bocca aveva detto una cosa, ma il suo corpo continuava a dirne un'altra. Mi aveva detto "non mi interessi" e poi, invece, in una delle rare telefonate partite da lui era arrivato a dirmi "Un giorno di questi tu mi farai impazzire". Avevo desiderato stringerlo e lo avevo fatto, avevo desiderato quelle parole e le avevo avute, non mi interessava nulla più. Forse o forse no. Forse avrei voluto quel corpo che il mio inconscio mi aveva fatto sognare per più di una notte e non avevo avuto il coraggio di prendermi quando mi era stato offerto. Adesso, però, questo suo farsi vedere e poi negarsi, messaggiare e poi sparire stava diventando fastidioso. Una di quelle cose da stroncare immediatamente. Non potevo più passare il tempo a guardare il telefono per capire se mi avesse risposto, se avesse "visualizzato" su quel maledetto "what app". Lui giocava usando una tattica, io le tattiche e le strategie non le ho mai sopportate. Sarebbe stato più facile dirmi "voglio stare con te stanotte e nulla più" e forse l'avrebbe ottenuto ed invece continuava a farsi desiderare. Quella sera dopo una sfilza di messaggi e telefonate cadute nel vuoto al quale lui si era degnato di rispondere soltanto una volta...con la scusa del cellulare scarico, degli impegni di lavoro, della famiglia, o di qualche nuova "amichetta" cui dover prestare attenzione io mi ero sentita offesa. La rabbia non mi passava, l'avrei chiamato solo per dirgli quanto era stronzo. Ma ne valeva davvero la pena? "Lui non sta capendo nulla di me e tra noi due non sono certo io a perderci". Me lo ripetevo davanti allo specchio del bagno mentre mi struccavo. Tutti mi dicevano che stavo diventando più bella, ed era così. da quando mi ero accorta di lui, da quando mi aveva fatto venire i brividi con uno sguardo avevo cambiato modo di vestire ed avevo messo maggiore attenzione nel truccarmi e lui come mi ripagava? Col finto disinteresse. Quando scherzando gli avevo detto che a parte gli occhi belli non aveva niente, che nel cuore c'era solo spazio per lui, non avevo forse così torto. Questa notte gli manderò l'ultimo messaggio e poi archivierò le conversazioni, cancellerò il numero dalla rubrica. A lui lascerò l'ultima parola. Ma dovrà saperlo, qualsiasi cosa deciderà di fare io ho bisogno di calore il freddo lo conosco e non voglio viverlo più. Però il desiderio di realizzare quel sogno e vivere quella passione fatta solo di corpi senza sentimenti mi resta nella gola come una sete non appagata.

lunedì 13 ottobre 2014

O' ragù e Brooke

Era inevitabile prima o poi la "maresciallina" avrebbe fatto della sua ironia una sorta di scudo per difendersi dal mondo e da quelli che, nonostante si dichiarino "emancipati" sono i primi a giudicare e a "tatuarti" a fuoco quel marchio indelebile che neanche a "cancellarlo" con le più sofisticate tecniche va più via. Allora lei, la maresciallina, seduta su quella panchina osservava, ascoltava, aveva immagazzinato tutto soprattutto era riuscita a capire il carattere di tutti e ogni tanto se ne usciva con una sua filosofia di vita. Una sera tra una tisana al finocchio e un cappuccino si discuteva su una questione di elevata importanza socio-culturale. L'emancipazione femminile con tutte le conseguenze nel corso degli anni aveva prodotto effetti positivi o negativi? Si esprimevano pensieri diversi ; la "maresciallina" disse la sua indicando nell'immagine di Brooke, una delle protagoniste della celebre puntata di Beautiful, l'esempio di donna "moderna" ,si ! era proprio lei che aveva rovinato tutto, c'era poco da fare. Lei che in anni ed anni di puntate non era mai comparsa ai fornelli, e dico mai..sempre ripresa a sbaciucchiarsi o intenta a "rubare" i mariti delle altre. Si si la colpa era sua, se non si era più in grado di preparare un ragù di quelli di una volta dove la "braciola" aveva la meglio sulla "cotica" e viceversa, dove i "sapori" unici erano quelli di "casa propria". E allora una soap che dura una vita. ...può aver trasformato la vita stessa?

domenica 12 ottobre 2014

Mister Ice

Lo conoscevo da anni, e come potevi non conoscerlo. Famiglia nota, quasi gli stessi studi, amico di amici di altri amici. In molti casi me l'ero ritrovata anche agli stessi eventi. Ma finora non mi ero accorta che "esistesse". Capita, mi capita spesso di vedere qualcuno per anni e poi improvvisamente accorgermi che c'è, che ha delle cose interessanti da dire, che insomma non va escluso a priori dalle mie conoscenze. Non sono snob, molto più semplicemente timida. Mi sono fatta una corazza, voglio evitare di affezionarmi per non soffrire. Questa estate però ho cambiato filosofia di vita: "meglio tentare che restare col rimpianto". Così è stato. Un giorno ad un pub con altri amici mi sono accorta che c'era lui, "mister ice". Un soprannome più che azzeccato. Occhi di ghiaccio e cuore altrettanto freddo, o almeno è quello che vuole mostrare. Chissà forse anche lui ha paura di farsi vedere per quello che è. Ma non avevo ancora capito il suo potenziale, l'ho fatto col tempo. Forse il giorno che gli raccontavo di alcune mie vicissitudini e lui con una semplicità disarmante mi aveva risposto: "Vivi con scioltezza". Mi aveva colpito. E così quando capitava di incontrarlo ho cercato di guardare oltre il "ghiaccio" per provare a capire cosa avevano da comunicare quegli occhi belli. Mi ci sono messa d'impegno. C'erano serate che ho aspettato apposta che comparisse dove ci vediamo con gli amici, e passava quasi sempre per salutare con un bacio sulla guancia e poi fuggire quasi subito ad altri tavoli dove lo vedevi farsi abbracciare da ragazze poco più che ventenni o a chiacchierare amorevolmente con donne adulte. Un piacione, insomma. Quello che sulla carta dovresti scartare a priori. Ma le cose che diceva e dice sono profonde e non capita spesso. Per cui mi sono incaponita. Un giorno parlavamo di sentimenti, rapporti umani. Volevo capire a cosa era dovuta tanta freddezza, quel distacco. Lui me lo spiegò con poche parole: "Io ho sofferto per amore, ecco se non comprendi questo non so cos'altro dire". Non aveva detto nulla e aveva detto tutto. Non sapevo se lui avesse ragione, se fosse giusto arrendersi così. Decisi però che non c'era più nulla da fare, non potevo forzarlo a dire quello che non sentiva. Pensai che il nostro rapporto l'avrebbe definito il tempo. Ripensando insomma alla mia nuova filosofia di vita non so se lui diventerà un rimpianto o un rimorso. Però oggi mi chiedo: E' giusto provare a sciogliere il cuore di un uomo di ghiaccio per trovarci magari un posto caldo dove accoccolarsi o è soltanto tempo perso?