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martedì 12 gennaio 2016
Addio, l'ultima lettera
Sto scrivendo l'ultima lettera. L'ennesima e l'ultima. Dopo tanti anni insieme questa volta ho scritto addio. Non l'avevo mai fatto, in nessuna delle nostre litigate avevo scritto addio. Sembra una sciocchezza, ma non lo è. Devo far capire al cuore quello che la testa ha compreso già tanto tempo fa. Le cose finiscono, l'amore eterno non esiste. Le coppie che restano insieme lo fanno per tante ragioni diverse, ma non credo lo facciano per quello che comunemente chiamiamo amore. Poi oggi le tentazioni e le distrazioni che possono uccidere l'amore sono tante, troppe. Quelle tecnologie che dovevano aiutarci a rendere tutto più facile forse la vita ce la stanno distruggendo. Non sopravvive l'amore, ma neanche le amicizie. Ormai il virtuale attrae più del reale e i sentimenti finiscono nel cesso.
Sto qui, ascolto musica, l'ennesima notte insonne. Non voglio piangermi addosso, non mi rimprovero niente. Io ho amato, davvero e se le cose non sono andate bene non mi ritengo responsabile di nulla. Meglio non sapevo e non potevo fare. Forse non eravamo fatti per stare insieme, e ce lo dicevano tutti. Ma io testarda ci avevo creduto alle tue parole d'amore, alle mille promesse fatte e non mantenute, al prospetto di una vita insieme. Oggi sto qui davanti al pc, ascolto la musica e mi chiedo se questo dolore fastidioso si affievolirà presto. Il dolore della sconfitta, del non esserci riuscita ad ottenere quello che avevo sognato. Avevo sognato una famiglia, una vita serena, un marito innamorato e fedele. Avevo sognato di dividere i miei problemi in due, di essere più "leggera" perchè ero la metà di un solo essere. Ma i sogni si infrangono, spesso contro donnette da quattro soldi, contro mogli insoddisfatte che cercano di rovinare la vita agli altri, contro l'egoismo di uno dei due. Ho sognato e ora mi devo svegliare. Ed è una doccia fredda. Ed io le docce non le sopporto, ho sempre preferito i bagni caldi e lunghi, quelli che servono per farti riflettere. Quando stai dentro la vasca con l'acqua bollente che ti arriva quasi fino alle orecchie, le candele accese e la musica che ti fa compagnia. Ecco quella è la vita che sognavo, calda e avvolgente. Lo è stata, certo che lo è stata. Ci siamo amati ed è stato bello e travolgente, abbiamo sfidato tutto e tutti. Abbiamo spostato le montagne e siamo rimasti insieme. Abbiamo vissuto senza avere nulla, e ci bastava il nulla che avevamo. Ci addormentavamo una nelle braccia dell'altro e ci svegliavamo con un bacio. Sognavamo dei nostri figli, sapevamo i loro nomi. Ma poi non li abbiamo mai fatti perchè i figli hanno bisogno di certezza, hanno bisogno di stabilità e noi eravamo tutto tranne che stabili e sicuri. L'amore poi è cambiato. Tutte le cose cambiano e ora mentre scrivo mi scendono le lacrime e so che tutto era bello, ma il bello cambia e si trasforma in brutto, in triste, in banale. E' capitato a noi. Lo abbiamo fatto capitare, lo hai fatto capitare. Si dice che quando una storia finisce dovresti augurare all'altro il meglio, scusa ma io non ci riesco proprio. Io ti auguro di trovare una donna che ti faccia soffrire come mi hai fatto soffrire tu. Che ti faccia ingelosire per i messaggi cancellati su whatsapp, per le conversazioni con uomini sposati su Facebook, per i troppi sorrisi scambiati per strada, per la troppa confidenza che darà a tutti. Una donna che si dimentichi del tuo amore come tu hai dimenticato il mio.
Addio, l'ho scritto, adesso devo soltanto ricordalo per dimenticare
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venerdì 8 gennaio 2016
Rispondimi, mi manchi
Non rispondeva alle telefonate e ai messaggi, se ci incontravamo per strada era evasivo e sfuggente. Eppure se anche per poco tempo noi ci eravamo capiti a perfezione. C'erano stati momenti in cui si era persino preoccupato per me. "Che stai combinando? Non voglio che la gente parli di te così...che ti tratti in quel modo". Era stato protettivo, attento. "Io ci sarò sempre per te". Ecco forse non volevo il sempre, ma volevo ci fosse quando dovevo sfogarmi. Ora per esempio, mi piacerebbe rispondesse al telefono e ascoltasse le mie chiacchiere, tutte quelle parole sparate tanto da riempirgli la testa. Ma non lo fa e non so se tornerà mai tutto come una volta, se torneremo ad essere amici, se dimenticherà le arrabbiature prese a causa mia. A me manca. Vorrei che si riconoscesse in questo scritto... vorrei che capisse tante cose... in un mondo sterile come il nostro chiudere la porta in faccia ad una persona che ci vuole bene davvero e non pretende nulla, salvo la presenza è da egoisti. Lo capisci?
Ma se invece tutto questo affetto deve finire, dammi almeno una spiegazione...non chiudere le comunicazioni senza un perchè. Dimmi ..."basta non possiamo essere amici perchè...." Lo so che tanto non comprenderei, non comprendo mai perchè l'affetto debba spegnersi per motivi futili..ma almeno avrei una ragione a cui appellarmi...ecco dammi quella ragione oppure dammi un'altra occasione.
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mercoledì 6 maggio 2015
Un figlio, i dubbi, l'aborto?
Era stato deciso tutto. C’era troppa differenza d’età e non le era sembrato il caso tenerlo. Non c’era più molta voglia di pannolini e notti insonni. Chiara aveva quarant’anni e di figli ne aveva cresciuti già tre; tutto andava bene per quel che poteva, anche quando i soldi erano pochi e quello che all’inizio sembrava l’amore della sua vita si era rivelato il più grosso degli errori.
L’appuntamento era stato fissato proprio per quella mattina, ma Chiara non aveva dormito. Fuori diluviava e Chiara non aveva voglia di alzarsi. I pensieri si affollavano nella mente e all’alba di quel giorno non era più tanto sicura di volersi liberare di quel fagiolino che le cresceva nella pancia. Riccardo non era rientrato per l’ennesima notte, ma tanto lei non ci faceva più caso: ormai lui poteva quello che voleva!
Ricordava le parole di sua nonna, l’unica alla quale non aveva potuto nascondere niente. Erano impresse le parole che la buona nonna le aveva ripetuto tante volte, anche quel mattino quando casa sua profumava di fiori d’arancio. “Chiara non avrebbe dovuto sposarsi forse” si ripeteva spesso guardandosi allo specchio. Ma, immediatamente ricordava Francesco, Mario e Roberto, e tutto si colorava di giallo, di verde, di blu …
In fretta, si alzò dal letto e corse alla finestra. Le pareva di non riconoscere più né il campanile né il parco … Fuori era diventato tutto grigio e la pioggia batteva contro i vetri. Ripensava spesso alle parole di sua nonna, l’unica che forse le aveva consigliato col cuore. Riccardo non era cattivo, e anzi, forse a modo suo le voleva bene. Ma, lei aveva bisogno di qualcuno che la facesse sentire importante, che la sostenesse, e semplicemente la amasse. E, Riccardo aveva i suoi interessi, il suo lavoro e le partite a carte con gli amici. Certo, amava bere, qualche fumata di marijuana, ma non era mai venuto meno ai suoi obblighi, tra la spesa e le bollette. A Chiara bastava questo e mai per una volta aveva, infondo, pensato di lasciarlo. Qualcuna delle sue amiche non condivideva quella situazione ma lei stava tutto bene così. Aveva perso l’abitudine dei caffè o degli aperitivi al bar e aveva lasciato stare i pomeriggi per lo shopping. Chiara aveva trovato altri impegni, tra la scuola e gli sport dei ragazzi. Aveva tagliato anche la sua coda bionda e aveva scelto un taglio più pratico.
Tra un pensiero e l’altro, Chiara aveva dimenticato che l’appuntamento era stato fissato per le 10,00, da quella segretaria con gli occhi cattivi. Così, svegliò i ragazzi e preparò la colazione. D’un tratto il suono del campanello le ricordò che doveva far presto se voleva trovarsi per quell’ora dall’altro capo della città. Silvia era immobile sul pianerottolo e si offrì di portare lei i ragazzi a scuola.
Chiara capì che dopo i pensieri, qualcosa era cambiato: non era più tanto sicura di abortire e aveva pensato che sarebbe potuta essere una femmina. Una splendida bambina bionda alla quale avrebbe potuto insegnare cose che lei aveva cercato di tenere nascoste, nella mente e nel cuore. Avrebbe potuto riordinarle i capelli i capelli e insegnarle a pattinare. E, così scelse di non andare. Avrebbe trovato le parole giuste per parlare con Riccardo, che nella sua immaturità si sarebbe fatto peso anche di un altro figlio. Che sarebbe stata una bambina, alla quale forse Chiara, un giorno, avrebbe raccontato di un mattino di pioggia.
lunedì 4 maggio 2015
Storia di un gigolò
Gianni era un ragazzo felice, viveva in provincia e i genitori avevano un negozio di scarpe. Non era nato con la camicia e non sapeva ancora di avere un dono che gli avrebbe cambiato la vita e avrebbe reso felice molte donne. Ci mise poco a capire tutto, in un giorno qualunque, quando nel negozio si trovò da solo ed entrò una signora ben vestita e di ottimo aspetto. Tra un cambio di scarpe e l'altro non si fece scappare il messaggio della donna che muovendo con furbizia le gambe lo fece cadere nella sua ragnatela. Si diedero un appuntamento alle 9 della stessa sera e la donna fece scivolare il suo indirizzo scritto a mano e su di un fogliettino, tra le banconote usate per pagare. La sera, puntuale, Gianni con entusiasmo si presentò a casa di Vanessa. La donna non gli diede nemmeno il tempo di entrare che gli saltò addosso e fecero l'amore per tutta la notte. Gianni non si stancava mai di assecondare le voglie di quella donna che sembrava impossessata dal piacere. Si contorceva tra le lenzuola e urlava dal piacere. Aveva un sapore buono e profumava di sesso. Per Gianni era la prima volta con una donna adulta, infondo lui aveva solo vent’anni e lei chissà quanti, ma non era importante. Il mattino seguente la donna era stupefatta e non credeva che quel ragazzo fosse stato capace di tanto, come mai nessuno prima di allora. Gli aveva regalato una notte di orgasmi continui e quando Vanessa lo salutò per andare a lavoro gli disse: “Tesoro tu hai un dono!" E lo guardò in basso...."puoi fare quello che vuoi con il tuo cxxx, usalo". Gianni tornò a casa all’alba e dopo qualche rimprovero fece colazione con la mamma. Non poteva non pensare alle parole di Vanessa. La madre, intanto, osservandolo gli chiese chi era la donna con cui aveva dormito e aveva fatto felice con il suo dono. Gianni meravigliato si alzò, uscì di casa e andò incontro alla sua sorte, al suo nuovo giorno….....
martedì 14 aprile 2015
Il mio pianoforte
Chi ha la fortuna di amare la musica come me e di averla nel sangue,e' senz'altro una persona che può dare di più al prossimo, poiche' questa nobile arte, la Musica, modella l'anima a pensieri positivi, a mondi che ti regalano emozioni che a comprarle ci vorrebbe tutto l'oro del mondo.E poi tutto quello che appartiene al mondo della musica,gli spartiti, gli strumenti, i metodi per il solfeggio, ti rendono ricco di un tesoro che non daresti mai via. D'altronde il paese in cui vivo e' ricchissimo di musicisti, che molte volte hanno fatto assurgere Somma agli onori della gloria e non solo nazionale ma anche estera, cito alcuni nomi a dimostrazione di quanto scrivo, il bravissimo e professionalissimo giovane tenore Vincenzo Costanzo, gia' agli onori di importantissimi teatri nazionali e non, la bravissima Myriam Tancredi, vincitrice a Mosca di una delle piu' importanti gare di canto internazionali, e poi la professionalità del M.TO Rosanna Cimmino, Direttore della Consulta Musicale Vesuviana, il Maestro Alessandro Masulli, credo sia baritono e poi le tantissime realta' musicali del territorio e ce ne sono tante.Ma ritornando a prima ho fatto il censimento dei miei strumenti musicali che sono come figli per me, un piano da palco JAMAHA, due tastiere tecniks,quest'ultima acquistata da pochi giorni, un piano Roland da studio da tenere a casa, poi una fisarmonica 80 bassi che e' in riparazione, due armoniche a bocca, anzi tre di vecchia data, una chitarra classica, a me molto cara, un flauto dolce, un flauto soprano e un kazoo....Ma chi mi rende in paradiso e' il mio pianoforte, sembra che ogni tasto nero, quelli diesis e quelli bianchi, quando li accarezzo, ricambiano con una nota il mio gesto e tutte le note formano un armonia e poi una melodia.Il mio pianoforte, come se fosse la mia anima conosce i miei momenti di tristezza, i miei atti mi gioia, i miei tormenti dell'anima, la mia voglia di vivere, e sembra vivere con me questa mia vita da eterno sognatore. Saro' anche sciocco, ma nel momento in cui mi siedo sulla panchetta per iniziare a suonare, mi piace sfiorare la tastiera a mo' di carezza, quasi fosse una persona, sciocca considerazione di un fissato per la musica, ma la cosa mi fa' sentire bene.E poi il mio pianoforte non mi ha mai deluso ne tradito come tanti amici che poi amici in effetti non erano, e poi al momento opportuno, il mio pianoforte mi ricorda che sono un romanticone all'ennesima potenza e se lo ricorda quando si accorge che sto' suonano in ricordo di qualche anima femminile,......mi conosce bene e allora la sua voce, il suo timbro diventa piu' suadente, piu' caldo, piu' armonioso, piu' romantico.E allora egli e' il mio amico piu' sincero e quando nelle notti d'estate il cielo e' trapuntato di stelle, lui mi invita a carezzare i suoi tasti, e credetemi, allora sono veramente felice.
lunedì 16 marzo 2015
C'era una volta...e l'appuntamento causato da un tamponamento stradale
C'era una volta una principessa, ehm...forse non era proprio una principessa ma VIVEVA IN UN CASTELLO... che non era proprio un castello...bhè, Insomma, questa fanciulla che non era nè una principessa nè aveva un castello sognava il principe azzurro! Ma di questi tempi grigi, se è difficile trovare un uomo decente, figuriamoci se è facile trovare il principe azzurro! Così lei viveva sempre sognando il grande incontro e, tra un link su Facebook , uno scatto su Instagram e i messaggi di Whatsapp, trovò anche il tempo di uscire e vivere la vita!
-ahh! che bella cosa la vita reale!!- pensava mentre assaporava un delizioso cornetto caldo in una nota pasticceria(di cui non farò il nome perchè non amo la pubblicità occulta, ma vi dirò che la proprietaria si chiama Lina e la pasticceria sorge in un angolo
e, in quel momento vide entrare una comitiva. Tra tutti spiccava un uomo: occhi neri, capelli ribelli lasciati volutamente disordinati, sorriso accattivante e perfetto .
per un momento la nostra principessa fisso' il "principe". Ma il principe non fisso' lei! Nella speranza di rivederlo ogni sera tornò nel luogo dell'avvistamento e da buongustaia continuò ad assaggiare prelibatezze!
Così, sera dopo sera, prelibatezza dopo prelibatezza, ritornò il principe che nemmeno questa volta la noto'. Un pò delusa torno alla sua vita ma, come tutte le favole che si rispettano, il destino le aveva preparato una sorpresa. Un bel giorno, guidando con la testa nelle nuvole e, sopratutto non rispettando la distanza di sicurezza tamponò una macchina! E chi poteva essere il tamponato? il principe!! Con fare nervoso e mano nei capelli scompigliati si diresse verso di lei che, ovviamente come tutte (o quasi) le principesse entrò in fibrillazione ed iniziò a tremare. -"non mi sembrava un urto così forte"!- e vista la situazione (e vista la" principessa" le propose di discutere "dell'incidente" davanti ad un caffè! Che cosa è successo poi?Se ci sarà un lieto fine io non lo sò...ma di certo tutte le sere c'è chi giura di vederli in quell'angolo che per loro è diventato il paradiso.
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mercoledì 11 marzo 2015
Lei, lui e l'amica di famiglia
Nella nostra città spesso veniamo sconvolti da situazioni che ci invidiano pure gli sceneggiatori delle fiction. Ma in questo caso di finzione ce n'è ben poca. Ma partiamo dal principio....
Nella nostra "ridente" cittadina...tra le tante brave famigliole spiccano certe "donnine" mascherate da santine...che covano nell ombra....
Quello che andrò a raccontarvi ha "apparentemente" 3 protagonisti: lei(la moglie), Lui (il marito), L'altra (l'amante)
Ok, direte voi....dov'è la novità. .. la novità c'è. ... perche l'altra (l'amante "pudica e riservata") frequentava la casa di lei come un amica pura e sincera....
Lei (la moglie splendida donna e meravigliosa persona) fiduciosa e socievole accettava tranquillamente queste frequentazioni di casa...come normali incontri tra donne per far giocare i bambini....
Lui (il marito di bell'aspetto) come nei migliori film...si è fatto rigirare dalla "gatta morta"......
E da un anno sotto gli occhi (foderati di prosciutto) di tanti...la tresca andava avanti....fino alla calata del siparietto. Cari amici...care amiche.... un vecchio detto dice....fidarsi è bene...ma non fidarsi è meglio....eh! Dimenticavo...certi vicchiarell dicono: "si chiuvesser tarall a Somma , ne cadrebbero pochi a terra.....meditate....meditate....
Il giustiziere sommese
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Il rametto di mimosa
Era
destino che prima o poi io aprissi quel libro dimenticato lì nella biblioteca,
e tra le pagine sottili e ingiallite dal tempo, ho trovato un rametto di
mimosa, rinsecchito dal tempo, ma pur sempre manteneva il suo aspetto. Ho
cercato di ricordarmi perchè fosse conservato così in quel libro, ma non me ne
sovviene la ragione. Poi come per un riflesso condizionato il mio pensiero e'
andato a te, forse l'unica donna che ho veramente amato, ma comunque hai deciso
di non far più parte della mia vita. Il nostro rapporto era diventato come
questo rametto di mimosa rinsecchito, senza vita. Ma ricordo benissimo che
l'unico fiore che ti faceva impazzire, addirittura più delle rose rosse erano
le mimose, e allora appena giungeva il tempo di fioritura di questo albero, mi
adoperavo per regalartene fasci interi e non aspettavo certo la festa delle
donne per farlo e lo facevo fin quando i primi caldi non appassivano questi
bellissimi fiori gialli. La nostra Somma e' ricchissima di piante o alberi di
mimosa, alcuni addirittura di grande età e i proprietari spesso di buon grado
permettono di tagliare qualche ramo fiorito, in genere i piu' bassi. Ecco io
avevo un amico che ne aveva piu' di uno di alberi di mimosa, verso il fondo
agricolo della vecchia masseria della Resina, e quindi ne facevo incetta per
te, e ricordo il tuo inebriarti alla vista di questi meravigliosi rami fioriti
e il tuo viso si illuminava di un sorriso che mi faceva impazzire. Oggi nel
mentre scrivo e' la festa della donna, tanti auguri fatti alle mie amiche, alle
donne che piu' o meno gravitano attorno alla mia esistenza, ma non ho mai piu'
regalato nemmeno un rametto di mimosa, altri fiori si, ma la mimosa no, poiche'
mi sembrava di tradire la memoria della nostra bellissima storia d'amore anche
se poi e' finita male, pur amandoti tantissimo. Spero che tra i fiori che
riceverai senza meno ci siano anche i rametti di mimose, così forse ti
ricorderai anche un solo istante di me, poiche' forse io non ti ho mai
veramente dimenticata.
ORSO VESUVIANO
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venerdì 20 febbraio 2015
Segretamente ...ti amo
Segretamente, pensavo al significato di questa parola, la si usa spesso per cercare di nascondere qualche sentimento, o qualcosa che si conosce da solo. Segretamente si ama, segretamente si odia, segretamente si ride, si piange, forse si vive, segretamente si pensa a sogni che da una vita ti proponi di realizzare.Spesso per meditare in santa pace, mi fermo per i viottoli giu' al vallone dietro la Chiesa di S.Maria a Castello, li in quel poco di pinetina, che spesso la pioggia rende non praticabile. E allora sotto gli alberi di pino, ritrovi le pigne secche, smembrate dai merli e dalle cornacchie per tirare fuori i pinoli, e mi piace cercare sui tronchi quella resina odorosa color ambra che chiamiamo incenso. Poi segretamente dal belvedere della piazzetta della chiesa, vedi tutta la valle vesuviana, e nei giorni di bel tempo vedi i capannoni della Fiat a Pomigliano, la statale 7 bis, quasi tutta a sinistra gli aerei che si accingono ad atterrare a Capodichino e poi di fronte a te i Monti dell'Appennino Campano. Pensi che la vita allora e' bella, che segretamente anche se ami una persona solo immaginare il suo volto, il suo sorriso, la sua vita di tutti i giorni ti fa' star bene. Diciamo di volerci bene, ma io all'amicizia tra un uomo e una donna non ci credo, esiste un punto estremo che una volta passato non e' piu' amicizia, ma e' un sentimento piu' forte. Vorrei gridartelo che ti amo, ma segretamente me lo tengo per me e non so' comprendere che senso ha quel tuo offrirmi a volte all'improvviso una carezza ed un bacio sulle labbra. Segretamente ti amo tanto da accontentarmi anche di pochi riflessi di vita, di una telefonata, di una pizza insieme, come e' strana la vita. C'e' chi palesemente ha detto di amarmi, mi corteggia e per un uomo e' il top, ma io segretamente non la amo e non le faccio il filo. Segretamente amo te......mistero della vita..........
giovedì 19 febbraio 2015
Lupa, il Fico, la Strega, il Demone di Curtaucci Fabula Bruscianese
Piano dissi a me stesso, cercando di rialzarmi,ero tutto dolorante, dopo molti tentativi,e con non pochi sforzi, finalmente mi ritrovai in piedi,adossato ad un grosso albero, la testa mi girava, ero tutto intontito, ma incominciai piano a focalizzare tutto cio' che era intorno a me', intravidi a terra non poco lontano, un corpo, una forma, qualcosa di bruno, non ci misi tanto per capire,era un grosso cane, o forse un lupo, di un pelo folto nero, scuro come un diavolo,stava li disteso, giaceva come morto, senza muoversi, lo osservai con piu' attenzione, avvicinandomi piano,evitando di calpestare il fogliame secco e di non fare il benche' minimo rumore,osservai con circospensione attento a qualsiasi movimento aveva gli occhi socchiusi attorniato da un velo di umori lucidi quasi ad esprimere la sua sofferenza, dal suo pelo fulvo rivoli di un colre rubino contrastava la la sua magnifica pelliccia quasi sporcandola, era sangue,capii' che doveva essere ferito,dovevo fare qualcosa, e presto,prima che morisse dissanguato,con timore cercai dandomi forza, di avvicinarmi il piu' possibile, per soccorrerlo, non me ne accorsi ma quanto gli fui molto vicino quasi a 'sentire il suo alito vitale e tremolante,in un baleno ,quasi magico lui apri' gli occhi' ed un anelito di vita sferzante lo animo' i suoi denti bianchi enormi ed appuntiti si digrignarono in una smorfia di sfida, facendomi capire che lui' era vivo e ancora con forza di combattere e per difendersi, il silenzio cadde tra noi due, ci osservammo a lungo studiandoci entrambi cercando di capire come e' chi doveva attaccare per primo, e chi doveva essere il vincitore colui che aveva diritto alla vita, una leggera pioggerellina incomincio' a scendere, in un cielo ormai carico di satolla di funesta e nerea pioggia , che piano divento' un diluvio, le sbiadite foglie secche del bosco incominciarono quasi come una danza, a muoversi trascinate dai piccoli rivoli d'acqua che si formavano in pozze piu' grandi e crescenti, e noi li' immobili a confrontarci, attimi ,forse ore, sembrava che il tempo si fosse fermato, un tempo infinito, lui, il lupo, non so' forse se lo feci io, abbasso' gli occhi o li abbassammo entrambi stanchi di affrontarci, ed io capii' che voleva essere aiutato, mi avvicinai con timore e la paura di essere azzannato, piano, ma i suoi occhi mi fecero capire che la lotta era solo rimandata, energicamente ,con forza non mia , cercai senza fargli del male, di sorreggerlo tra le mie braccia, un latrato di dolore o forse un richiamo, a chi, o cosa, non so', un guaito, di richiamo, forte, mi fece capire che non dovevo aver paura di lui, cominciai il mio cammino con una nuovo amico, anche se ferito in modo alquanto serio, lui o lei, dopo me ne accorsi, non era un lupo ma una femmina, una lupa, camminavo in un intricata selva fitta di selci che ostacolavano il mio cammino, fatti di grandi abeti che sfidavano il cielo che non riuscivo a intravedere per il forte temporale, ed io col mio fardello di carne e sangue fradicio di acqua a cui mi aggrappavo e tenendolo stretto per infondergli quel poco calore che il mio corpo emanava, cercando, di orizzontarmi , e di trovare un posto all' asciutto ove riparare, per me e per la mia amica, ma tutto era uguale e le nuvole stracolme di acqua, venivano giu' colpendomi con forza quasi a castigarmi e mi riusciva difficile capire ove mi trovassi, ma la forza che anelava in me' era cosi' forte, che non ne sentivo il peso, e neanche la stanchezza, ed i miei passi erano cosi' leggeri, quasi guidati da un istinto, l'istinto ribelle, che preserva la vita, un' attimo, suggestione? un leggero fruscio alle mie spalle, mi girai piano quasi di soppiatto osservando con intensità' ove il mio sguardo piu' lontano potesse arrivare , mi accorsi di qualcosa, una figura, un ombra tra gli alberi, mi seguiva non ne ero certo ma il mio istinto mi metteva in guardia un sesto senso, mi avvisava di un pericolo, imminente, e forse tragico, c'era qualcosa, non riuscivo a capire ma c'era qualcosa che non era tanto lontano da me e, si nascondeva e mi seguiva nel piu' folto degli alberi non so cosa era, mi fermai di colpo, tutto si zittiva un fremito mi pervase il corpo, il cuore mi batteva forte quasi impazzito, il suo pulsare lo sentivo forte,rimbombando nelle mie orecchie quasi scoppiare, la mia fronte ed il mi capo fradicio e bagnato improvvisamente grondavano piccole perline di sudore , avevo caldo molto caldo , era paura, una paura che ti immobilizza , che ti attanaglia la gola e non ti fa capire piu' niente, e non riesci piu' a ragionare, con disperazione cercai portandomi alla cintola, di afferrare il mio pugnale, il mio fedele amico colui, che in tante avventure mi aveva salvato la vita, la mia mano tocco' il niente, non c'era , ero indifeso, non avevo nulla con cui barattare e difendere la mia misera vita,un pensiero folle attraverso' come un fulmine la mia non piu' sagace mente, lo avevo perso? o forse chi o qualcuno di chi mi aveva colpito me lo aveva tolto solo allo scopo di rendermi indifeso? la paura che prima aveva preso posto nel mio pavido e debole corpo si trasformo' piano piano in terrore prima alquanto sopportabbile, ma poi sopraggiunse piu' forte, come un rantolo di morte, imminente, ove non puoi piu' sottrarti , uguale ad un gelido rigurgito che rifiuta la vita, ove tu non sei, e non rappresenti che il niente, e pensi che tutto sia finito, ma??????????
Poi vi raccontero''''''' in seguito se sarete ancora qua'
Nanù
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Aspettando
Aspettando, il tempo trascorso in un mesto silenzio,
Sapere che sei li' e non potere cambiare le cose,
Essere solo, perche' troppo debole nei confronti dei tuoi mancati ideali,
Vivere in apatia sorridendo,finzioni che ti lasciano stanco,
Ma tu non sei niente, ma ti immedesimi in ciò', ove le cose che pensi aborriscono alle interpretazioni,
Ci sei?,cosa? sono io? per favore lasciami entrare ,dove? in te, ne ho bisogno,
Attendo,prima che mi raggiunga il perche' sono nato ora?
Vorrei tornare in tempo per non sentirti piangere,
Vorrei che il vento fermasse le tue lacrime,
Vorrei non sentirmi in colpa per le tue guance arrossate dal pianto ,non lo meriti,
Vorrei che l'alba non iridasse il nuovo giorno, per solo non vederti infelice,
Luci, attimi,voci,tempo, vorrei vorrei,
Non si può' fermare ciò' che si e' incominciato,
Non si può' privare a chi crede i propri sogni,
Non potrò' mai fermare il tempo,solo per non vederti invecchiare nel tempo,
Non si può' credere in tutto ciò' che ci circonda o ciò' che e' male,
Non puoi rifiutare il mio sorriso,non puoi chiudere la tua vita in un attimo
Non puoi rifiutare i miei sorrisi ,il mio amore , i miei sogni
Il tempo, verro ricompensato? forse?, tendimi le tue mani se puoi, cosa?
Potrei, ma non posso ,i tuoi occhi grandi,attoniti, immensi, lucidi, perché'?
Sono entrato, non piangere,non lo meriti, lo faro' io,
Il tempo, apparire ,ed essere incauti nelle tue decisioni,momenti, idee,tante, confusione,
Ti ho aspettato, ma tu non c'eri, forme, figure, tutto ciò' che vive,
Meteore evanescenti,ferme, nel silenzio, cosa?, perché'?
Io sto' qui' a sentirti senza parlare,vorrei andarmene, ma ,non posso,
Gioie remote mangiano i miei pensieri,io sono qui,ed aspetto le tue decisioni,
Non so' se verrai, le mie ombre mi lasciano stupito,anche quando scompaiono,
Sei bella, mi mancherai, quante vite trascorse, solo per conoscerti,
Il tempo ,immane,desiderando, che fermasse i tuoi pensieri,quando, cosa dici, non capisco,
Senza di te non saprei cosa fare,sorrisi che si nascondono alla vanità', perché' osceni,
Vivo in un sortilegio, apri,voglio entrare,magia, non vieni, io sono solo, non ho piu' niente,
Vorrei che tu guardassi nei miei occhi,vedi, non dicono bugie, ma comunque lacrimano,
Vorrei che tu toccassi le mie mani,sono limpide, perché' non hanno fatto mai violenza,
Vorrei, che tu guardassi nel mio cuore, traspare di amore,
Nella mia mente solo pensieri felici,
Vorrei ritrovarmi in te solo per insegnarmi,
Se solo tu avessi tempo, tempo che tu non puoi quantificare,
Le ingenue carezze, sono svanite,lasciando solo una scia di silenzio,
Tempo,tempo, era ora, era ieri era domani,non so quando,
Quanto tempo,ormai a ciò' non so rispondere,
stare qui seduto con le mani nei capelli oramai gia' bianchi
e pensarti intensamente
quanti ricordi,
sbiaditi, come il tuo viso che piano ha incontrato il tempo
la forza di un amore che ora e' ancora intenso e ogni giorno
mirandoti mi rende piu' forte
grazie per tutti i sorrisi che non ho meritato !
Nanu'
Cambiare per non ferirsi più
lunedì 2 febbraio 2015
Una donna mai conosciuta e che attendo invano
9 gennaio 2010 alle ore 22.01
SEI, quello che tu vedi non dimenticarlo, mai potrai nascondere la realtà', mai nei meandri della tua mente nascosta,sarai sempre una bambina dolce e sorridente, si perche' tu lo sei ma non riesci piu' a vederti, bisogna che ognuno di noi taccia le sue colpe, e sia più' umile verso chi e' graziato dall'ingiustizia e solo con la bontà' potrai credere a coloro che vivono in un mondo di fiabe , essi sono felici e puri di animo. IL MIO AMORE vivrà' oltre i confini dell'immaginazione e sopporterà' il peso di chi non crede e vive nell'apatia, la mia forza la puoi apprezzare solo con la dignita' della mia vita che ho vissuto con tenerezza,e senza colpe i miei pensieri che mi hanno accompagnato nei momenti piu' intensi e piu' sereni sono finiti troppo in fretta per aime' accorgermene in tempo per apprezzarne il vuoto del silenzio, il mio tempo e' stato, ed ora nell'ombra rimango solo,con un ultimo rauco urlo zittito dal dolce tuo ricordo,solo chi ha provato il dolore puo' capirti, e sono pochi gli eletti in cui io possa ammirarmi perche' non ho forza per poter aspirare ai tuoi pensieri, forse e se dove poi ci ritroveremo accanto più' avanti del tempo, solo per vederti felice. IMPARERO' ad amarti restituendoti ciò' che ho imparato guardandoti negli occhi ove e' difficile mentire la mia rinascita e' nella spontaneità' dei tuoi pensieri felici, ed io berrò' alla fonte della tua anima condividendo di tutto cio' che c'e' di dolce in te. CREDO, che non esista paragone tra te ed una stella chi e' al di sopra delle cose ha scolpito in te ciò' che sia ora piu' bello nel creato dipingendoti ed amalgamandone i colori piu' belli tanto da impreziosirti piu' di una gemma, fintanto da rendere gelosa anche la luna dormiente.Le albe si susseguiranno nel tempo cosi' anche i tramonti ma il mio dolce pensiero d'amore per te rimarrà' intatto poiche' c'e' speranza in tutti in cio' in cui si crede ed in cio' che all'infinito e' piu' bello. L'AMORE
Nanù
venerdì 23 gennaio 2015
Somma ed i suoi fiori
Orso vesuviano
giovedì 20 novembre 2014
Nei miei pensieri
Come faccio a non amarti? Anche se volessi non potrei, sei l'essenza segreta della mia vita, l'unico rimpianto di una gioventù andata e vissuta senza di te. Ti conobbi così per caso in un giorno che non ricordo, eri con lui, il grande amore della tua vita, io camminavo per Via Roma qui a Somma e all'improvviso mi sentii chiamare per nome, era stato un mio amico, amico di amici comuni. Era alla guida della tua auto e tu gli eri seduta a fianco, subito mi sconvolse la bellezza del tuo viso e quel colore indefinito dei tuoi occhi. Ricordo pensai che era molto fortunato ad averti come la sua donna. Poi passò qualche anno e per caso ti rincontrai, mentre parlavi con un altro amico in comune, avevi pianto, eri trasandata, non più amante della vita, lui ti aveva lasciato, lui il grande amore per fuggire con un'altra che credimi non e' nemmeno la decima parte di quello che eri e che sei. Ci parlammo, mi spiegasti tutto, cercai di aiutarti ma inesorabilmente mi stavo innamorando di te. Poi fu un maggio ricordo bene e mentre eravamo in macchina te lo dissi. Fu il silenzio tra di noi, ricordo era un sabato e il giorno dopo mi chiamasti e senza saperlo ci ritrovammo entrambi in un sogno bellissimo, ricordo di averti baciata sulle labbra e raggiunsi il Paradiso in terra. Il nostro e' stato ed e' un amore pulito, nel reciproco rispetto, vero senza interessi di sorta, due anime che avevano ancora bisogno di amare di sentirsi vivi. Pensa anche i momenti brutti ci hanno insegnato qualcosa, a volte per mesi non ci siamo visti, comandati da un orgoglio che non aveva modo di esistere e da una altrettanta gelosia stupida che non trovava nessun motivo di esistere. Non so se il nostro e' vero amore, ma stiamo bene insieme, io so di amarti e mi arrabbio da morire quando a volte non riesco ad entrare del tutto nella tua vita, ne tu nella mia. Spesso nei momenti della giornata per una assurda telepatia ci chiamiamo per telefono e quanto mi piace se la prima domanda tua è ''dove sei?'' ed io faccio la stessa cosa, quasi avessimo paura di perderci. Io ci saro' sempre anche quando tu decidessi di amare un altro, ci sarò perche sei tu e poi come si fa' a non amarti, quando la luna corteggia il Monte Somma e noi stiamo li a guardarlo? e poi mi dici, che il paese dove viviamo è bello perchè ci fa' sentire sereni. Questo ci basta.
Orso marsicano
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giovedì 13 novembre 2014
Non ora
NON ora, non adesso che sembro lo spettro di quel che sono...non ora!! E hai fatto bene a prendere "malattia", anzi finisce la tua comincerà la mia!!!!....non ora, é bene che tu non mi veda cosi" spenta", sciupata...NON ora che mi leggeresti tutta la "tua assenza" addosso!! e il silenzio mi divora, penso solo a due settimane fa, quando dopo aver fatto l'amore, mi hai baciato sulla spalla e voltandomi ti ho chiesto "va tutto bene?"....hai risposto di si, ma senza guardarmi!!...
e poi i giorni sono caduti nel tuo silenzio, in messaggi sempre più radi ...in telefonate lacunose fino a che io stanca ti ho attaccato "mi dici che ti prende?" E la risposta evasiva: il lavoro, pensieri. ..decisioni da prendere....
Dopo due giorni ho saputo nel peggior modo possibile, anzi il nuovo peggior modo possibile "la tua foto con lei, che ti dichiarava tutto il suo amore su Fb"...mi é mancato il respiro, il cuore ha cominciato a battere come se esplodesse dal petto....ho avuto solo il tempo di chiamare la mia migliore amica, l'unica che sa'....ho avuto cosi paura di star male che avevo bisogno fisicamente di "presenza"!!!!!!!
Marilyn é corsa subito, senza parlare mi ha portato a Castello ...era troppo tardi per il mare, "se almeno devi gridare lì lo puoi fare!!"...Non ho gridato, ho pianto....con il volto rigato, e la mano stretta a lei pensando a due anni fa .....
A quel pranzo tra colleghi dove mi si ruppe la macchina e chiesi a lui di accompagnarmi
....rincasai tre ore dopo, perdendoci in una lunga chiacchierata tra poesia, musica, politica..e continuammo per giorni a sentirci, messaggiarci...non a lavoro. Io sposata e con figli non avrei neanche dovuto cominciare questa amicizia. ...pericolosa..
...ma ormai era fatta!! !!!! Discrezione, paura, lacrime, tensioni, la mia decisione di chiedere un trasferimento pur di allontanarmi da mio marito e la mia famiglia, e cominciare a "recidere" la vita che mi "teneva" lontana da lui!! e Lui con i piedi troppo per terra per dirmi "si...ti amo al punto da aspettare e affrontare tutto con te"....il primo scontro, che ci allontana....il mio "ripiegare" su: "e vabbe' forse ha ragione lui...é presto dovremmo essere più sicuri di noi,...ma qualcosa si era inclinato........a lavoro aveva cambiato orari ma quasi non me ne ero accorta presa com'ero con il sopraggiungere della malattia della mia gemella!! Si da settembre mia sorella gemella ha scoperto un cancro!!!!
...mia sorella, l'altra me!!! Quel giorno lo chiamato come una folle. ...ero in lacrime, sconvolta....ma lui assente mi ha detto solo "mi dispiace, ci sentiamo dopo"
I giorni a venire...speravo mi fosse vicino, presente....e Marilyn incalzava "ma come non ti chiama?...per me c'é qualcosa che non va!!". Non volevo vedere, non volevo capire....
Cosa restano di due anni? Cosa resta di un amore che forse era grande solo per me?....cosa resta di chi credevo il principe incontrato tardi, ma che poteva essere il futuro? Un "rimbombante silenzio"
NON ora, non sono pronta a rispondere né a vederlo.....ma sarò pronta lo so, quando dal mio volto avrò cancellato “l’appartenergli", e sfrontata andrò a lavoro nel mio splendore......quando non riuscirà a starmi lontana perché io lo so, non mi starà a lungo lontana...........ecco si non lo aspetterò, ma quando tornerà sarò pronta......A mandarlo al diavolo....ma..non ORA!!!
Grazie Marilyn, tua SCARLETT
lunedì 27 ottobre 2014
Il nascondiglio
Per tutta l'estate avevo visto questo video musicale passarmi davanti agli occhi, soprattutto quando eravamo al bar da Lina, nel nostro "nascondiglio" preferito. Ma non ci avevo dato alcun peso. Poi stamattina l'ho risentita e la parola nascondiglio mi ha fatto tornare in mente un sacco di cose. Quella ragazza rossa in abbigliamento anni '90 che balla in strada con altre ragazze cantava con convinzione quello che io sto pensando da un po' di tempo e non riesco a dire ad alta voce. Io sto cercando un nuovo nascondiglio per i miei pensieri, per i miei sentimenti.
"Mi stai portando in alto, dove non sono mai stata prima
mi trattengo, giusto un secondo, non posso farlo a lungo", canta Kiesza. Ma potrei benissimo averlo scritto io...
Lei dice
"Tu sei solo un nascondiglio
solo un’emozione
fai scappare il mio cuore
al di là del significato
Non riesco nemmeno a trovare un modo per fermare la tempesta
oh tesoro, è fuori dal mio controllo
sta andando a casa
ma tu sei solo un’opportunità
che colgo al volo per continuare a sognare
tu sei solo un altro giorno che mi permette di respirare
tesoro, un altro fine settimana
non c’è niente di sicuro
tesoro, non fermarmi
nasconditi con me ancora un po’".
Ecco allora cos'è lui per me, un posto tranquillo dove fermarmi un poco dopo la tempesta, quel posto che mi sta dando la possibilità di sognare ancora, che so che non ci sarà per molto, che non è sicuro, non è certo, ma che mi ha spinto ad andare dove il cuore non era mai voluto andare, che finalmente si era lasciato andare privo di lacci, pregiudizi, convinzioni. Avevo seguito le emozioni, per una volta, senza la solita paura di farmi male. Solo per stare bene quel tanto che poteva durare.
Che sollievo ho provato: una canzone aveva capito di me quello che io in tre mesi non avevo neppure intuito.
Continuano a macerarmi nell'idea di cosa volessi io da "Mister Ice" e adesso lo avevo capito. Un po' di riparo, un nascondiglio del cuore, ma chissà se riuscirò a fermarlo per un po' lui corre così veloce. In un continuo altalenarsi di sentimenti contrastanti. Ed io non sono da meno. Ora però almeno lo so, non cerco niente altro che un nascondiglio. Ed il nascondiglio è, per sua stessa definizione, di breve durata...giusto il tempo di "salvarsi" la vita...o in questo caso il cuore.
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venerdì 24 ottobre 2014
La gente parla
Somma Vesuviana la "citta" di provincia alle falde del monte Somma, la patria della "crisommola", della "catalanesca", il baccala', la tammorra, patria di talenti straordinari veri e talenti presunti come dire "pezzotti".
Una descrizione del genere potrebbe invogliare chiunque a visitare Somma o addirittura pensare di venirci ad abitare.
Io ci vivo da sempre, conosco tutti i suoi pregi e soprattutto i suoi innumerevoli difetti.
Conosco quasi tutti quelli che come me ci abitano dalla nascita e conosco anche i Sommesi di adozione.
Somma con i suoi personaggi tipici e conosciuti da tutti.
I bar storici e quelli nati di recente.
La piazza, quella piazza dove anni fa ricordo montavano le giostre e dove durante la festa di S.Gennaro si sono avvicendati cantanti noti.
Una volta avevamo una festa patronale, oggi ne rimane solo uno sbiadito ricordo. Via Aldo Moro, l'adolescenza vissuta lungo quel corso che parecchi credevano luogo di perdizione, mia nonna mi diceva sempre: -miezz chillu via "Ardo Moro" ce stann e drogati e ce stann e malefemmine!- Ma mia nonna all'epoca era anziana ed era giusta la sua preoccupazione, era accettabile un tale pregiudizio di una donna nata agli inizi del 900.
Tutti questi meravigliosi ricordi li tengo custoditi gelosamente in uno scrigno vecchio ed ingiallito dal tempo e ne sento la nostalgia.
La sento ogni giorno di più.
A rendere questa nostalgia quasi un coltello infilato in un fianco innanzitutto alcuni eventi, dolorosi e spiacevoli che mi hanno lasciato il segno in questi ultimi dieci anni.
A rendere la nostalgia insopportabile però c'è altro.
C'è la oramai consolidata consapevolezza che Somma è innanzitutto uno dei tanti paesi di
provincia, dove anche le pietre hanno occhi ed orecchie e soprattutto una lingua.
La stessa lingua maligna e biforcuta di cui è dotato il Sommese o meglio la maggior parte dei Sommesi.
Pronto a sparlare di fatti che non gli riguardano in realtà, ma che sembra debbano essere messi in piazza, resi pubblici, spifferati ed anche urlati.
Spesso dietro ad una lingua tagliente si nascondono uomini e donne che nella stessa misura ed in egual modo peccano, ma non importa, conta solo nascondere le proprie imperfezioni e rendere note quelle degli altri.
"Sai quella li ha un amante o forse due.
Conosci l'avvocato? Sapessi cosa ho
scoperto o cosa si dice di lui.
Ed è così che quella donna diventa una puttana e quell'uomo un disonesto.
Di bocca in bocca, di bar in bar, di rione in rione.
Spesso l'inciucio parte da gente frustrata, infelice ed invidiosa.
Spesso nasce proprio dalla lingua di chi sa benissimo cosa è l' infedeltà perché lui o lei per primi tradiscono o mentono, ma questo non ha importanza, conta che la gente li creda persone per bene.
La brava madre di famiglia.
Il fidanzato esemplare.
Il politico integerrimo.
Questa è Somma, ed è proprio inutile nascondersi, mascherarsi, illudere ed
illudersi.
Prima o poi il pettegolezzo ritorna, come un boomerang, inutile sperare di restarne fuori, ci sarà sempre uno come voi pronto a sparlare anche di voi, c'è solo da rassegnarsi e da imparare a tacere.
Tacendo si feriscono meno le persone e soprattutto si evita di rischiare di divenire il bersaglio delle proprie ingiurie.
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martedì 21 ottobre 2014
A.A.A. Cercasi donna da amare perdutamente
“A.A.A. 39enne interessante, intrigante, mediamente colto, stanco della routine dello stipendio fisso cerca donna da amare perdutamente ma che sia ricca e simpatica”.
E poi tra storie, aneddoti, racconti tra il vero e il verosimile, ecco che un giorno ti arriva questo: un annuncio: A.A.A.
Ah!!!La domanda che mi subito mi sono posta è stata e ora che faccio? Lo pubblichiamo? Aprendo così una rubrica per cuori infranti e anime perse alla ricerca dell’altra metà della mela? E poi che si fa??
Questo blog nasce per raccontare, accogliere e divulgare passioni che si spendono, consumano e bruciano alla falde del Vesuvio, e allora sia, anche questa “anima delusa” ha diritto di essere raccontata e vissuta.
In fondo dietro un semplice annuncio c’è molto di più che una storia, c’è una vita … Chiamerò questo giovane 39enne “cerbiatto vesuviano”. E dico subito alle papabili interessate che qualora volessero davvero conoscere il cerbiatto vesuviano possono inviare una mail a passionivesuviane@gmail.com. Il cerbiatto vesuviano in fondo è un timido, e benché sia luogo comune dire che di donne ce ne sono a migliaia, o peggio ancora, che oggi “la carne si butta”, (e mi permetto di osservare che pure di “Uomini” oggi non ve ne sono molti in giro), intanto il nostro cerbiatto si sente solo e deluso. “Stanco della routine dello stipendio fisso”, attenzione fanciulle interessate la frase si presta al doppio gioco e va abilmente interpretata: innanzitutto il cerbiatto ha uno “stipendio” e “fisso”, soprattutto. “Stanco”, stanco di doverlo forse spendere per sé soltanto. Forse … Poi però aggiunge “cerca donna da amare perdutamente ma che sia ricca e simpatica”. Ecco che ritorna il vecchio stereotipo del giovane con la donna ricca. E va bene, ci sta ma che sia simpatica: perché in fondo quello che conta è stare con una persona che ti fa ridere di cuore. Attenzione, donne ricche fatevi avanti, a voi di qualunque taglia e profilo perché il cerbiatto vesuviano in fondo vuole “amare perdutamente”.
P.s.: il 39enne esiste per davvero tant’è che “cerbiatto” non è un nome che abbiamo scelto così per caso …
sabato 18 ottobre 2014
Sogni e bisogni
Ho passato i miei giorni più belli cosi, assaporando l'attesa dietro le quinte, annusando l'odore del legno di un palcoscenico vecchio, calpestato, torturato, violentato e ora dolorante. Ho amato con nomi di altre persone, ho pianto per i dolori di altre donne, ho gioito convincendomi che la realtà di quel momento fosse solo mia, di nessun altro, di nessun personaggio se non quello di me stessa. Sono addirittura arrivata a poter pensare che quella mia realtà superasse ogni funzione scenica, e fosse mia perché preziosa, senza che io dovessi condividerla con il pubblico del quale prendevo concezione solo a spettacolo terminato, quando ritornavo me stessa. È in quel momento finisce la mia magia: ritornare ad essere la ragazza di provincia, minuta, timida (checché se me dica) che ancora non trova un posto nel mondo e spesso disadattata. Quella che il mondo lo vuole completamente prostrato ai suoi sogni, ma non ha la forza di tenergli testa. Finisce tutto cosi, a sipario chiuso, a trucco sciolto dalle lacrime, a luci spente, quando poi tutti tornano a casa, felici o pentiti di aver pagato un biglietto, memori di una storia che forse è stata per alcune ore anche la loro. Ma quando recito è la mia, prima che di chiunque altro. Vivo 5,20,40 vite di donne diverse, che poi conservo dentro e riemergono quando voglio. Bambina, servetta, prostituta, sorella, figlia, amante, e poi ogni volta me stessa. Me.
Il mio sogno, è diventato prima di tutto bisogno. Ciò che mi ha dato la forza di amarmi, la cosa più difficile. Ciò che mi ha aiutato a vedere i colori anche dove non c'erano... Non è solo una passione,è il mio bisogno: "il teatro mi costa meno dello psicologo". E cosi io vivo.
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